“Il contratto di assicurazione: tra principi generali, limiti all’eccezione di inadempimento, rinuncia tacita e perenzione” – nota a Corte d’Appello di Potenza n. 526/2022 a cura dell’avv. C. Galderisi

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Commento a Corte di Appello di Potenza, Sezione Civile, n. 526/2022, est. Videtta

 

a cura dell’avv. Chiara Galderisi

Redazione di IURA NOVIT CURIA ©

 

Premessa

 

La pronuncia in commento, sicuramente degna di nota per le osservazioni concernenti la responsabilità dell’Istituto Scolastico per lesioni auto-procurate da un proprio allievo, assume a maggior ragione rilievo nella parte in cui affronta la tematica di diritto assicurativo.

Il Collegio, infatti, partendo dall’analisi dei principi fondamentali in materia, si addentra nel delicato raffronto con la disciplina codicistica in materia di inadempimento contrattuale e, conservando una costante chiarezza espositiva, ripercorre i contrasti giurisprudenziali sorti con riguardo agli indici sintomatici della rinuncia tacita a far valere un diritto, assumendo, almeno implicitamente, una posizione netta anche con riguardo alla discussa figura della perenzione.


L’oggetto del contendere

 

Il terzo motivo di impugnazione contestava la legittimità della sentenza emessa in primo grado nella parte in cui aveva ritenuto non operante la polizza invocata per la responsabilità civile.

Nello specifico, il sinistro si sarebbe verificato durante il periodo di sospensione del contratto per mancato pagamento del premio ai sensi dell’art. 1901 c.c..

 

Gli appellanti sostenevano, tuttavia, che alla data della stipula, si era provveduto al versamento di un acconto a titolo di rata e che, in virtù della stessa norma, mal interpretata dal giudice di primae curae, la polizza doveva ritenersi pienamente efficace.

Inoltre, la Compagnia aveva serbato un atteggiamento contrario ai canoni della buona fede negoziale, senza nulla precisare al momento della ricezione del premio né, tanto meno, al momento della comunicazione della richiesta risarcitoria pervenuta agli assicurati, per poi sollevare l’eccezione di inefficacia solo in sede di costituzione in giudizio come terzo chiamato in garanzia.

Pertanto, in virtù del principio generale sotteso all’art. 1460, co. 2 c.c., il rifiuto di prestazione sarebbe risultato abusivo e, comunque, in contrasto con la rinuncia tacitamente manifestata da parte della Compagnia ad avvalersi del diritto alla sospensione della copertura assicurativa.

 

I principi di diritto enucleati dalla Corte d’Appello

 

Ebbene, il Collegio adito, dopo aver appurato la formazione del giudicato quanto alla tardività del deposito della documentazione attestante l’avvenuto pagamento dell’acconto, ritiene ciò nondimeno opportuno fornire alcune precisazioni in materia di diritto assicurativo.

In particolare, chiarisce come l’equilibrio tecnico ed economico del contratto di assicurazione non si realizza nell’ambito di ogni singolo rapporto, ma fra la totalità dei rischi assunti dall’assicuratore e la totalità dei premi dovuti agli assicurati, in forza del c.d. principio di comunione dei rischi. Ne consegue che il mancato pagamento di un solo premio, turba l’intero meccanismo di operatività dell’attività assicurativa.

Ciascuna Compagnia, peraltro, nell’ambito della propria autonomia gestionale e a seconda del rischio assicurato, decide se prevedere il pagamento del premio rateizzato o, piuttosto, in un’unica soluzione, come nel caso di specie. Pertanto, il versamento di un acconto non poteva rappresentare il versamento necessario ad evitare la sospensione della copertura ai sensi dell’invocato art. 1901 c.c..

Si arriva, così, al profilo più delicato: la buona fede come limite comportamentale nell’esercizio del diritto ad avvalersi dell’eccezione di sospensione della polizza.

La Corte d’Appello registra un contrasto giurisprudenziale circa l’invocabilità o meno dell’art. 1460, co. 2 c.c..

Secondo un primo indirizzo, l’accettazione senza riserve del premio implicherebbe rinuncia ad avvalersi, in futuro, della sospensione cosicché risulterebbe contrario a buona fede il “rifiuto” di eseguire il contratto, successivamente opposto dalla Compagnia.

Opina diversamente chi ravvisa rinuncia tacita solo nei facta concludentia chiari ed inequivoci, non ravvisabili nel semplice silenzio manifestato al momento del versamento tardivo del premio.

Orbene, il Collegio ritiene di aderire a questo secondo orientamento, valorizzando la natura speciale della disciplina dell’inadempimento del contratto di assicurazione (cfr. Corte Costituzionale, con sentenza del 5 febbraio 1975, nr. 18 sull’uguaglianza sostanziale e la possibilità di differenziare il regime giuridico a seconda delle peculiarità della materia).

Se, infatti, il principio vigente è quello della comunione dei rischi, l’assicuratore deve poter contare sul tempestivo pagamento dei premi da parte di ciascun assicurato.

Né, quello ad avvalersi della sospensione della copertura, risulta un diritto disponibile se si considera che, diversamente operando, si contravverrebbe al dovere di sana e prudente gestione su cui vigila l’Autorità Amministrativa Indipendente, visto il coinvolgimento di plurimi interessi privati e pubblici.

Peraltro, seppure si dovesse riconoscere l’ammissibilità di una rinuncia tacita, questa, per poter produrre effetti, dovrebbe essere “circostanziata” da atti o fatti che consentano di ricostruire la volontà dell’assicuratore al pari di una sua manifestazione espressa.

 

Considerazioni conclusive

 

La buona fede comportamentale, come ormai noto, è diventato uno strumento nelle mani del Giudice per paralizzare l’utilizzo distorto di strumenti messi a disposizione dei privati per determinate e circoscritte finalità, al di là delle quali l’ordinamento non offre tutela.

Il tutto sta, allora, nel capire quali sono queste finalità.

In materia assicurativa, l’accantonamento dei premi versati tempestivamente, non risponde solo all’esigenza economica dell’assicuratore, ma rientra nell’ambito della complessa riallocazione del rischio sul soggetto più idoneo a sopportarne le conseguenze economiche in attuazione del principio solidaristico di cui all’art. 2 Cost.

Una finalità che coinvolge, quindi, la collettività nel suo complesso.

Pertanto, gli strumenti di tutela forniti alla Compagnia Assicurativa a garanzia di suddetti plurimi interessi difficilmente possono prestarsi ad “usi abusivi”, quale sicuramente non è il silenzio serbato rispetto al versamento tardivo del premio sulle quali conseguenze, in virtù del principio ignorantia legis non excusat, l’assicurato dovrebbe autonomamente informarsi.

Né l’ordinamento italiano sembra essere, per il momento, disposto ad accogliere l’istituto della perenzione di matrice tedesca (nota in dottrina come Verwirkung) poiché, accanto alla prescrizione nei termini prescritti per legge, il comportamento materiale può rilevare esclusivamente come manifestazione di una volontà abdicativa e giammai solo per il fatto di aver ingenerato nella controparte un legittimo affidamento.

 

Leggi la sentenza in allegato