“La valutazione del pericolo di inquinamento probatorio” – Corte di Cassazione – penale – sez. IV – sentenza del 12 luglio 2022 – n. 29080

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La valutazione del pericolo di inquinamento probatorio deve essere effettuata con riferimento sia alle prove da acquisire, sia alle fonti di prova già acquisite, a nulla rilevando lo stato avanzato delle indagini o la loro conclusione, in quanto l’esigenza di salvaguardare la genuinità della prova non si esaurisce all’atto della chiusura delle indagini preliminari.

 

 

Massimazione a cura della Redazione di IURA NOVIT CURIA ©

 

 

 

Presidente: FERRANTI DONATELLA

Relatore: VIGNALE LUCIA

Data Udienza: 12/07/2022

 

 

CONSIDERATO IN DIRITTO

 

 

1. Il ricordo è fondato limitatamente al secondo motivo.

2. Col primo motivo il ricorrente contesta la sussistenza delle esigenze cautelari di cui all’art. 274 lett. a) che sarebbe stata affermata in assenza dei presupposti previsti dalla legge. Il Tribunale del riesame ha ravvisato la necessità di salvaguardare la genuina raccolta del materiale probatorio considerando che le indagini non sono ancora concluse, che alcune delle persone offese sono ancora oggi dipendenti di Omissis  e sottolineando che, «per nulla intimorito dalla conoscenza della conclusione delle indagini», l’indagato risulta aver ripetutamente contattato i propri dipendenti per indurli a rendere dichiarazioni a lui favorevoli minacciandoli di fornire informazioni negative su di loro ad altre imprese operanti nella zona. L’ordinanza impugnata rileva, inoltre, che le dichiarazioni dei lavoratori non sono state cristallizzate in incidente probatorio sicché è necessario garantire la regolare formazione della prova nel corso del dibattimento. La motivazione è adeguata, non presenta profili di manifesta illogicità o contraddittorietà ed è conforme ai principi che regolano la materia.

La valutazione del pericolo di inquinamento probatorio, infatti, «deve essere effettuata con riferimento sia alle prove da acquisire, sia alle fonti di prova già acquisite, a nulla rilevando lo stato avanzato delle indagini o la loro conclusione, in quanto l’esigenza di salvaguardare la genuinità della prova non si esaurisce all’atto della chiusura delle indagini preliminari» (Sez. 5, n. 6793 del 07/01/2015, M., Rv. 262687; Sez. 3, n. 39972 del 12/06/2019, B., Rv. 276912) Non rilevano in contrario le dichiarazioni parzialmente ammissive rese dall’indagato nell’interrogatorio di garanzia.

L’ordinanza impugnata riferisce, infatti, che Omissis  ha sostenuto di essersi sempre comportato correttamente con i propri dipendenti, di averli aiutati anche fuori dal rapporto di lavoro e ha solo ammesso di averli pagati tra i cinque e i sei euro l’ora fino all’ottobre del 2021 a causa di contingenti difficoltà economiche.

Ha negato quindi di averli sfruttati o di aver approfittato del loro stato di bisogno sicché le evidenziate esigenze cautelari relative all’acquisizione della prova non possono dirsi cessate a seguito dell’interrogatorio.

3. Col secondo motivo il ricorrente lamenta l’erronea applicazione dell’art. 274 lett. c) cod. proc. pen.

 Osserva, in particolare, che il pericolo di reiterazione di reati della stessa specie deve essere non solo concreto, ma anche attuale; che l’attualità del pericolo non può essere desunta da mere congetture; che Omissis  è stato affiancato nella gestione dell’azienda da un amministratore giudiziario – nominato ai sensi dell’art. 3 della legge 29 ottobre 2016, n. 199 – al quale spetta anche il compito di adottare misure (eventualmente «anche in difformità da quelle proposte dall’imprenditore»), al fine impedire il ripetersi di reati analoghi a quelli per cui si procede. L’ordinanza impugnata osserva in proposito che «il pericolo di recidiva specifica è particolarmente intenso»; che «il ruolo dell’amministratore è temporaneo e revocabile»; che Omissis potrebbe avviare nuove attività imprenditoriali, anche servendosi di prestanomi.

 La giurisprudenza di legittimità ha chiarito che la sussistenza di un pericolo attuale di reiterazione del reato va esclusa qualora la condotta criminosa posta in essere si riveli del tutto sporadica e occasionale, dovendo invece essere affermata quando – all’esito di una valutazione prognostica fondata sulle modalità del fatto, sulla personalità del soggetto e sul contesto in cui egli verrebbe a trovarsi se non sottoposto a misure – la commissione di ulteriori reati appaia probabile anche se non imminente (Ses.2, n. 44946 del 13/09/2016, Draghici, Rv. 267965).

Il requisito dell’attualità del pericolo, dunque, può sussistere anche quando l’indagato non disponga di effettive ed immediate opportunità di ricaduta nel delitto (Sez. 2, n. 44946 del 13/9/2016, Draghici, Rv. 267965; Sez. 2, n. 47891 del 7/9/2016, Vicini, Rv. 268366; Sez. 2, n. 11511 del 14/12/2016, dep. 2017, Verga, Rv. 269684).

Nondimeno, la concreta possibilità di condotte reiterative deve essere attentamente valutata e tale valutazione non può arrestarsi al vaglio delle condizioni personali dell’indagato, ma deve estendersi all’esame del contesto in cui egli verrebbe a trovarsi se non fosse sottoposto a misure.

Nel compierla, il giudice di merito deve tenere conto di eventuali elementi sopravvenuti che, avendo mutato il contesto in cui il reato è stato commesso, siano idonei a neutralizzare la pericolosità in precedenza manifestata (Sez. 2, n. 31340 del 16/05/2017, F., Rv. 270670).

Muovendosi all’interno di queste coordinate ermeneutiche si deve osservare che la nomina di un amministratore giudiziario, incaricato di affiancare l’imprenditore nella gestione dell’azienda allo specifico fine di prevenire illeciti in materia di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, appare idonea a neutralizzare la pericolosità manifestata dall’indagato e il Tribunale distrettuale non ha chiarito sulla base di quali elementi concreti sia possibile affermare che Omissis potrebbe aprire una nuova attività imprenditoriale.

Se è vero poi che «il ruolo dell’amministratore è temporaneo e revocabile» è pur vero che la nomina è stata disposta dal G.i.p. contestualmente all’applicazione della misura cautelare e non risulta essere stata impugnata sicché il Tribunale per il riesame avrebbe dovuto chiarire le circostanze concrete dalle quali ha desunto che, pur essendo affiancato da un amministratore giudiziale nella gestione della «Omissis  Luigi s.r.l.s.», l’indagato potrebbe commettere ulteriori reati e che la ricaduta nel delitto, ancorché non imminente, sia comunque probabile. 4. All’accoglimento del secondo motivo di ricorso consegue l’annullamento dell’ordinanza impugnata con rinvio al Tribunale per il riesame di Ancona per nuovo giudizio in relazione alle esigenze cautelari.

Non è inutile ricordare che, ove fossero ritenute sussistenti solo le esigenze cautelari di cui all’art. 274 lett. a), si dovrebbe provvedere a fissare la data di scadenza della misura in relazione alle indagini da compiere ai sensi dell’art. 292 comma 2 lett. d) cod. proc. pen.

 

P.Q.M.

 

Annulla l’ordinanza impugnata in relazione alle esigenze cautelari e rinvia per nuovo giudizio sul punto al Tribunale del riesame di Ancora. Così deciso il 12 luglio 2022