“A prima lettura”: Il reato di frode in commercio con riferimento alle mascherine chirurgiche a cura dell’Avv. Stefania Crespi

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Il reato di frode in commercio con riferimento alle mascherine chirurgiche –Corte di  Cassazione – penale – sentenza n. 10129/21

 

 Avv. Stefania Crespi del Foro di Milano 

( more info : https://www.instagram.com/avvcrespi/)

 

Nel maggio 2020 l’Ufficio Antifrode dell’Agenzia delle Dogane di Torino accertava che una società aveva importato 100.000 mascherine dalla Cina, che dichiarava non costituire dispositivi di protezione individuale. In effetti non lo erano, non presentando alcun marchio CE e alcuna scritta in lingua italiana.

 

Nel prosieguo delle indagini venivano escussi i vari clienti della società, che dichiaravano di aver chiesto la fornitura di “mascherine di tipo chirurgico”. Da ciò scaturiva l’imputazione per il reato di tentata frode in commercio, per aver compiuto atti idonei diretti in modo non equivoco a consegnare articoli diversi da quelli dichiarati o pattuiti con i clienti che desideravano “mascherine chirurgiche”.

 

Il Tribunale del Riesame non riteneva configurabile il contestato reato, sostenendo che i prodotti venduti non recavano il marchio CE e nelle fatture pro forma era indicato che si trattava di mascherine a tre veli: i clienti, esperti professionali del settore, si sarebbero accorti che le mascherine acquistate non erano veri e propri dispositivi medici.

 

La Cassazione conferma l’impostazione del Tribunale, rilevando come il reato di frode in commercio, nella forma consumata, si configuri non solo quando si consegna una cosa diversa da quella pattuita, ma anche una cosa qualitativamente differente; nella forma tentata occorre avere riguardo all’idoneità della condotta, univocamente diretta a realizzare l’evento ovvero la consegna di una cosa diversa per origine, provenienza, qualità o quantità da quella oggetto del contratto.

 

Nel caso di specie, la volontà di consegnare agli acquirenti un bene diverso da quello pattuito è stata esclusa, perché la reale natura delle mascherine è emersa “alla luce del sole”: non è stata nascosta la mancanza della qualità di dispositivi medici della merce; i beni che stavano per essere consegnati agli acquirenti erano infatti palesemente difformi da quelli pattuiti, venendo in rilievo non una condotta potenzialmente decettiva, ma al più una mera violazione contrattuale (sentenza n. 10129/21).