“A prima lettura”: stress lavorativo e tutela giurisdizionale per gli appartenenti alla Polizia Penitenziaria: commento (critico) a Consiglio di Stato n. 570 del 18 gennaio 2021

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“A prima lettura”

 

 Stress lavorativo e tutela giurisdizionale per gli appartenenti alla Polizia Penitenziaria: commento (critico) a Consiglio di Stato n. 570 del 18 gennaio 2021

 

di Alessandro Pagano

 

La sentenza del Consiglio di Stato nr. 570/2021 respinge l’appello di un appartenente alla Polizia Penitenziaria che chiedeva il riconoscimento delle patologie sofferte, collegandole alla sua attività lavorativa.

La sentenza si articola in una schema logico-giuridico sedimentato che si snoda su alcune proposizioni, così approssimativamente, sintetizzabili:

A) il giudice amministrativo può solo ab externo sindacare i giudizi medici in cui si sostanzia la verifica della infermità per causa di servizio;

B) numerose patologie hanno una eziologia multifattoriale e molte di esse non sono con certezza collegabili alle mansioni svolte dal pubblico dipendente;

C) ogni attività, ed alcune in modo più accentuato, presentano significativi disagi “funzionali”.

Tale schema, per incidens, si cala poi nella attuale (doverosa) protezione della privacy per cui l’oscuramento dei dati rende arduo, almeno rispetto alla sentenza in commento, comprendere i fatti di causa che, per contro, – in quanto espressi e decisi in nome del Popolo Italiano – dovrebbero sempre consentire, nelle linee generali, la comprensione del sostrato episodico su cui si è sentenziato.

Nel caso di specie, pur nella totale non conoscibilità degli avvenimenti reali, v’è uno spiraglio fattuale che induce alla presente riflessione.

La sentenza accenna alla circostanza che l’appartenente alla Polizia Penitenziaria avrebbe accusato gli esiti della sua presenza a suicidi di persone astrette in carcere.

Orbene, tale inquietante evento induce a criticare la decisione e il giudizio medico che la stessa sottende, in quanto la carica di stress che un evento quale quello indicato esprime, non solo, in tesi, non può ascriversi ai normali disagi lavorativi, ancorchè peculiari ed accentuati, ma soprattutto, secondo la comune esperienza, genera una carica post traumatica di tale innegabile potenzialità che non è azzardato ritenerla plusvalente rispetto ad altri concorrenti fattori, così da fondare un giudizio di accentata probabilità di vulnus generante la patologia sofferta dall’appellante.

 

Leggi la sentenza :

“La dipendenza dell’infermità da causa di servizio si sostanzia in un giudizio tecnico” – Consiglio di Stato – sez. II – sentenza del 18 gennaio 2021 – n. 570